Un tratto che spesso caratterizza le storie di giovani migranti e rifugiate è la volontà di superare la violenza e le esperienze traumatiche vissute, al fine di migliorare la propria condizione e quella della loro famiglia, lavorando e acquisendo autonomia. Le donne e ragazze migranti e rifugiate, nonostante le incredibili sfide affrontate, in ragione delle numerose barriere che ostacolo il loro accesso a determinati servizi, assumono ruoli di leader e diventano punti di riferimento all’interno delle loro comunità, nei centri informali e nelle occupazioni.
Attraverso l’empowerment di donne e ragazze - tramite programmi di life-skills e il miglioramento dell’accesso alle informazioni e ai servizi disponibili – l’UNICEF mitiga il rischio di violenza rafforzando la consapevolezza delle giovani su come riconoscere e affrontare eventuali casi di rischio. L’UNICEF ha inoltre realizzato e diffuso una campagna di sensibilizzazione e materiale aggiuntivo al fine di promuovere l’accesso ai servizi di protezione e di diffondere informazioni chiave.
Il lavoro di prevenzione della violenza richiede anche uno stretto lavoro con le istituzioni al fine di supportare lo sviluppo di politiche, leggi e protocolli di risposta alla violenza di genere, e attraverso l’implementazione di strategie per generare un cambiamento delle norme.
Tra le note condivise con le istituzioni, un manuale sull’identificazione delle minori straniere non accompagnate in Bulgaria, Grecia, Italia e o ancora una ricerca sulla violenza sessuale contro uomini e ragazzi nella rotta del Mediterraneo Centrale che ha consentito la diffusione e generazione di conoscenze sul tema. Tra le attività recentemente condotte anche il rafforzamento della risposta dei servizi nell’ambito dell’emergenza COVID-19 in Italia.
La letteratura medica rileva che i bambini sono meno suscettibili al covid 19, ma è su di essi che la pandemia impatta in maniera più pesante, in particolare a livello psicosociale. Restare chiusi in casa o in istituto/comunità a causa della quarantena rappresenta un "carico psicologico" pari alle sofferenze fisiche causate dal virus. La chiusura delle scuole, la mancanza di attività all'esterno, la modifica anomala di abitudini legate all'alimentazione e al sonno possono compromettere normale stile di vita ed essere potenziale fonte di stress, irritabilità, noia, e varie manifestazioni neuro-psichiatriche. L'incidenza della violenza domestica, degli abusi infantili, dei contenuti on line "adulterati" è in aumento. I figli di genitori single e di operatori sanitari hanno problematiche specifiche. I bambini delle comunità discriminate/emarginate sono particolarmente sensibili al contagio e possono soffrire per l'aggravarsi di conseguenze indirette, quali il lavoro minorile, la tratta di minori, il matrimonio "precoce", lo sfruttamento sessuale, la morte, ecc. Genitori, pediatri, psicologi, operatori sociali, personale ospedaliero, associazioni e ong, istituzioni possono avere un ruolo importante nel ridurre gli effetti psicosociali che l'infezione di covid 19 comporta per i bambini e i preadolescenti. Gli autori dell'articolo concludono con la seguente raccomandazione: è prioritario fornire i servizi basilari, garantire sicurezza sociale e cure mediche, ridurre le disuguaglianze educative tra i bambini appartenenti a strati diversi della società.
Impact of COVID -19 on children: special focus on the psychosocial aspect. Ghosh R, Dubey MJ, Chatterjee S, Dubey S. Minerva Pediatr. 2020 Jun;72(3):226-235. Review.
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